Se vieni mi faccio il tuo collega – I racconti di Marisa

Ormai sono tre anni che siamo sposati, dopo un fidanzamento di circa 5 anni… Le regole sono sempre state chiare: io comando lui obbedisce.
Abbiamo anche siglato un contratto (come? ne parleremo un’altra volta) che custodisco insieme a tutte le lettere di amore e di devozione che mi mandava quando eravamo fidanzati, e a quelle che mi scrive tuttora. Come sia avvenuta la “trattativa” che ha portato alla firma ve lo racconterò un’altra volta.

Le sue lettere le tengo in un posto speciale… Per distinguerle da tutte quelle dei vari leccapiedi che ho incontrato nella mia vita.
Ma anche per non confonderle con le dediche degli stalloni che ho conosciuto durante le vacanze “di coppia” che facevamo, e che puntualmente finivano per perdere la testa per me. Tutti uguali gli uomini… Bisogna solo scegliere il ruolo da fargli ricoprire, ma se presi nel modo giusto diventano dei docili cagnolini obbedienti… O dei tori aitanti di cui servirsi.

Il potere manipolatorio del corpo e della mente femminile è un’arma estremamente potente, e una volta presa la consapevolezza degli effetti devastanti che può avere sulla psiche maschile, non sono più riuscita a smettere. Perchè averi dovuto? In fondo è molto appagante rendere gli uomini degli animaletti obbedienti senza praticare alcun tipo di violenza fisica.
Inoltre la vita mi ha dimostrato che essere stronza e approfittatrice può dare davvero tanti vantaggi. Troppi per pensare di rinunciarvi.

Magari con il tempo vi racconterò qualche episodio, ma per il momento torniamo a Mauro, mio marito.
Dicevo ormai sono molti anni che viviamo insieme, e le regole sono sempre state molto chiare.
Nonostante questo, è indispensabile consolidare regolarmente questo tipo di rapporto, riaffermando il mio potere su di lui e la sua posizione subalterna.
Spesso, come nel caso che sto per raccontarvi, sono proprio gli stessi uomini a darci occasione di consolidare e ampliare il nostro potere su di loro.

Insomma l’altra sera Mauro, dopo una cena con alcuni suoi colleghi alla quale eravamo presenti entrambi, ha osato farmi una mezza scenata di gelosia per come il suo nuovo collega mi guardava e, soprattutto, su come sorridevo fintamente imbarazzata ai suoi sguardi.

Sicuramente è un bel ragazzo. E poi ormai Mauro dovrebbe capire che non ha alcuna voce in capitolo su questo. E se è sveglio, anche che spesso lo faccio proprio per vedere se reagisce in modo adeguato o se ha bisogno di un piccolo ripasso, come in questo caso.
Altre volte invece è capitato che me li scopassi eccome. Senza mai nascondermi, non voglio tradire il mio dolce maritino, voglio che sia perfettamente a conoscenza delle corna che porta. Deve sapere ogni giorno di più che se vuole continuare a stare con me deve rispettare le regole che ha accettato firmando il contratto.
E poi perché dovrei nascondermi quando gli ho fatto accettare di essere un patetico cornuto incapace di soddisfarmi? Ogni nuovo “amico” è un nuovo modo per consolidare questo status.

Basti pensare a come è andata la prima notte di nozze, ma anche questo ve lo racconterò in un altro momento.

Dicevamo dopo la cena con i colleghi, appena giunti a casa, ha osato chiedere spiegazioni riguardo il suo collega. Sembrava addirittura sospettoso, quasi arrabbiato. Comodamente mi sono seduta sulla poltrona del salotto accavallando le gambe e iniziando a far dondolare i tacchi che indossavo quella sera. Sapevamo entrambi che era un colpo basso per lui.
Mi sentivo come la gatta con il topo, penso che anche lui sapesse che la sua situazione stava per peggiorare.
Forse cercava di dire la sua per orgoglio (dubito ne abbia ancora), o per difendere la sua immagine pubblica, non so, ma era davvero ridicolo per come si scaldava, cercando di non farmi arrabbiare troppo per paura me ne andassi o, (meglio) lo costringessi qualche giorno a dormire sul balcone della casa che ancora stava pagando.

Era sicuramente un affronto che non potevo tollerare, decisi di ricordargli con chiarezza quale fosse il suo ruolo, e di metter in palio proprio quello che lui temeva.
Gli tolsi la chastity, ormai era una settimana che sbavava (sì sono un po’ stronza mi piace provocarlo dopo averlo messo in castità).

“Quindi tu, avresti il coraggio di impiccairti dei miei flirt? Di contestarmi degli sguardi? Ti credi forte, indipendente. Voglio proprio vedere il macho… Facciamo così. Ora ti permetterò di toccarti. Anzi dovrai toccarti. Senza poterti fermare.
Non osare allungare le mani verso di me, o toccare parti del mio corpo se non saranno loro a toccare te. Voglio che ti seghi e che guardi i miei piedi, non devi venire. Il gioco è semplice: se vieni, o se non rispetti le regole mi scoperò il tuo collega.
È molto carino e mi sembrava “abbastanza” interessato ai miei argomenti. dissi ridendo.

Mauro era sconvolto. Lo percepivo chiaramente da come abbassò lo sguardo già sconfitto.
Sapeva di non potermi resistere, sapevo che avrebbe fatto di tutto per provarci, e che alla fine mi sarei gustata il mio ennesimo trionfo su di lui. Sulla sua virilità ancora una volta umiliata.

Prese il cazzo, già duro, in mano e iniziò a segarsi lentamente.

Impostai il timer: 30 minuti. Lo sconforto che invase il suo volto mi diede un sussulto di puro piacere.

Trenta minuti erano anche troppi. Questa volta volevo umiliarlo pesantemente. Farlo venire dopo pochi minuti come un ragazzino in balia dei suoi ormoni.
Conoscevo tutti i suoi segreti più nascosti, conoscevo le sue debolezze… So perfettamente come fottere completamente la testa di mio marito.

Guardai i miei piedi, e sfilai il tallone dalla scarpa vedendolo sussultare… Il cazzo già pulsante e sull’attenti. Una sensazione di potere che ogni volta mi riempie come se fosse la prima.
Sentivo le mutandine bagnarsi ma non avevo minimamente intenzione di darglielo a vedere.
Ero gelida negli atteggiamenti, provocante nei gesti… Amo renderlo ogni volta un pupazzetto senza volontà. La scarpa dondola davanti al suo viso. Il suo sguardo perso compiace la mia femminilità.
Pregusto per l’ennesima volta la sua sconfitta, la sua resa ai miei piedi.

“Allora ti da fastidio se scambio qualche sorrisino con i tuoi colleghi? Eh tesoro?”
Non risponde. Sa che non può se non gli dico di farlo.
“È un vero peccato che ancora una volta ti sei messo in una situazione di merda… guardati. Dopo tanti anni mi fai ancora queste patetiche scenate di gelosia. Costringendomi a perdere nuovamente tempo per educarti. Per spiegarti una volta ancora come funziona il mondo, e qual è il tuo posto. Mi hai offesa, sai benissimo che posso trovarne quanti ne voglio di coglioni come te. Sei un privilegiato e osi comportarti così? Rispondi ora.”

Ansima ascoltandomi, già quasi al limite. Sa che ho perfettamente ragione, sa che non può fare nulla se non cedere.

Sono passati 3 minuti.

“Io, sono mortificato. Ti prego perdonami se ti ho offesa, sono un coglione” la voce spezzata dall’orgasmo che lo sta invadendo è ridicola e glielo faccio notare.

Sfilo la scarpa e la sposto su naso e bocca. Respira a pieni polmoni, drogato di me. Vedo il suo cazzo pulsare. Sento l’eccitazione montare con decisione. Il potere che ho su di lui è inebriante.
Vederlo sempre più succube e obbediente mi rende sempre più stronza e dispotica. Ma in fondo è quello che vogliamo entrambi.

“Quindi sei mortificato. Si effettivamente non mi sembri più molto contrario al fatto che mi scopi il tuo nuovo collega… Vero coglione?” gli dico mentre sfioro il suo grosso cazzo con la scarpa per poi scendere ad accarezzare le palle.

Sussulta, è il momento di ribadire ancora una volta le posizioni. Di vederlo crollare nuovamente sconfitto e umiliato ai miei piedi.

Tolgo la scarpa dal volto e gli schiaccio con un piede in viso. “Guardati… Fino a pochi minuti fa stavi per chiedermi di scusarmi. Pensa te! Ora direi che siamo tornati alla normalità. E tra poco capirai, ancora una volta, il perchè ormai sei fottuto. E come più ti schiaccio più dipendi da me. Vero? Adesso sborra, non vedo l’ora di scoparmi il tuo nuovo collega, coglione!”

Ed è proprio sulla parola “coglione” che ha perso ogni tipo di controllo. Spruzzando sul pavimento e sul mio piede, ancora nella scarpa, poggiato a terra.

Rido di gusto, mentre lo invito a darsi da fare. “Avanti lecca cane!”

Inutile dire che lecca devotamente tutto il suo sperma rimuovendo, insieme ad esso, anche ogni briciolo di dignità residua.
L’ho proprio addestrato bene.
“Ah dimenticavo, sarai tu a dargli il mio numero e a pregarlo di contattarmi. Inventati la scusa che vuoi, sappiamo benissimo cosa succederà dopo.”

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    1. Sono qua nudo che aspetto che mia ritorni dopo essere stata dai suoi 4/5 amanti farsi riempire culo e figa arriva con il frustino dicendomi leccami i piedi poi mi lecchi culo e figa pieni di spera così dicendo mi frusta le chiappe, io dico grazie PADRONA

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